Trattamenti sul Finito


I trattamenti termici massivi e superficiali su particolari finiti sono stati attivati da Cullati negli anni Sessanta. Da allora l’azienda ha curato costantemente il rinnovamento dei sistemi di produzione. Gli investimenti in questa direzione, soprattutto nell’ambito del trattamento termochimico della cementazione, hanno avuto un’importante crescita nel 2004 e un successivo forte incremento nel 2011. Tuttora stanno proseguendo per consentire all’azienda Cullati di essere competitiva sia per capacità produttiva sia per qualità.

In particolare per i trattamenti termici massivi Cullati è specializzata in:

  • bonifica in atmosfera controllata mediante olio, processo utilizzato per conferire ai materiali durezza e resistenza meccanica variabile a seconda delle temperature di lavorazione
  • ricottura in bianco, processo utilizzato per addolcire il materiale, diminuendone eventuali tensioni residue derivate da lavorazioni precedenti, senza compromettere la qualità della finitura superficiale.

Per i trattamenti termici superficiali ha sviluppato la propria esperienza in:

  • cementazione / carbocementazione, il trattamento di cementazione ha lo scopo principale di aumentare la durezza superficiale del particolare in modo da migliorarne le caratteristiche di resistenza ad usura e fatica. Il trattamento termochimico di cementazione è ottenuto mediante arricchimento di Carbonio sulla superficie del componente
  • carbonitrurazione, trattamento analogo alla cementazione nel quale gli elementi indurenti sono il carbonio e l’azoto; si applica sui manufatti finiti derivati dalla lavorazione meccanica.

Sia per il trattamento di cementazione che per quello di carbonitrurazione, risulta necessario:

  • comunicare il tipo di materiale utilizzato e la durezza superficiale che si intende ottenere
  • definire la profondità di cementazione

Cullati è inoltre dotata di un impianto criogenico (sottozero), trattamento impiegato per portare il materiale a temperature inferiori alla temperatura ambiente (solitamente a 70 °C sotto lo zero), per poter permettere all’eccedenza di austenite metastabile, prodotta dopo la tempra, di trasformarsi in martensite.